venerdì 20 marzo 2009

Ricordi d'infanzia...

QUalche tempo fa, e anche qualche giorno fa, sono andata a spulciare tra i miei ricordi infantili fatti di quaderni di matematica enormi e non, e dai famosi "regoli", barrette colorate che spesso vengono fatte usare ai bambini in età scolare come supporto e aiuto nei primi calcoli matematici semplici.

Perché tutto questo?
A parte il mio essere così tanto attaccata ai ricordi della prima e della seconda elementare, trascorsi felicemente in quel della valle del Nervia, in Liguria, nell'entroterra (non distante da Ventimiglia)... l'ho fatto anche per un altra ragione.

Avendo dei colori per le cifre, ovvero per quelle da zero a 9 specialmente, e per alcune lettere dell'alfabeto, mi sono chiesta se e in quale misura l'apprendimento scolastico abbia potuto influire, sino ad originare (eventualmente) una sinestesia di tipo "pseudo", in quanto dettata dall'apprendimento, più che da una condizione neurologica spontanea.

Ho cercato, prima di tutto, di confrontare il colore dei noti regoli con quelli nella mia mente: ebbene, il risultato è che solo il colore che ho per il 4 sembra avvicinarsi a quello delle barrette. Il mio 4 è fucsia luminoso, il 4 dei regoli è sul viola\fucsia (non è assolutamente uguale al "mio" colore ma ci si avvicina). Tutti gli altri numeri "non sono esatti" per quanto riguarda il colore (o almeno: secondo la mia mente!).

Poi da poco ho anche frugato tra i quadernoni e quadernini di matematica dei primi due anni delle elementari, per cercare una eventuale corrispondenza sempre tra i colori delle cifre nell'occhio della mia mente e quelli proposti a scuola, qualora ce ne avessero proposti.
In particolare, per il primo anno di scuola, non ho riscontrato nulla che si potesse avvicinare ad associazioni esatte numero-colore; e per quanto riguarda il secondo anno, in cui ricordo perfettamente che ci avevano fatto studiare le (odiate) tabelline, avevamo associato ad ogni tabellina un disegnino (tipo: stella, cuore, ecc.) col corrispettivo colore. Ma, anche qui, nessun collegamento diretto numero-colore, e soprattutto nessun collegamento con ciò che ho nell'occhio della mente.
Mi piacerebbe ricordare la prima volta che ho "pensato" i numeri in colore, o meglio, la prima volta che ho iniziato ad utilizzare l'organizzazione spaziale per numeri, mesi, anni... ma non mi riesce proprio.
Sarei davvero curiosa di capire da quale età ho iniziato a pensare in quel modo quei concetti, dopo quale meccanismo (apprendimento, educazione...) si è consolidata la mia rappresentazione per quegli "oggetti" o unità.

Chissà...

...l'unico primo ricordo lontano, sicuro al 100%, risale all'età di 8 anni circa, quando mi ero già trasferita dove sono ora, ma non posso dire che si tratti della prima volta che ho inziato a "pensare" in quel modo, a "vedere" in quel modo i mesi e gli anni.
So solo che avevo "visto" il 2000 come in fondo, dritto davanti a me, disteso, e comunque ancora lontano, e avevo provato anche un certo sollievo a vederlo a quella distanza, dato che ci avevano appena dato un'infarinata sulle famose predizioni sull'anno 2000...(catastrofiche).

Ormai il 2000 sta alla mia sinistra...ed è di nuovo lontano....

domenica 15 marzo 2009

Giornate gialle...e mal di testa gialli

Non sarò la prima a pensare che certi giorni della settimana siano gialli...

per me la domenica lo è assolutamente: gialla vivida. Anche il lunedì è giallo...ma un poco più tenue.
Oggi la giornata è ancora più gialla, fuori c'è un po' di sole, e la sua luminosità risponde in analogia con il colore che la mia mente riserva alla Domenica.

Ho "scoperto" che associo anche il mal di testa al giallo...però questo è una questione un po' particolare forse, che non sono sicura posso ricollocare nella sinestesia. Esistono di certo dei tipi di associazioni sinestesiche che hanno la caratteristica sopra riportata; però nel mio caso non sono sicura appunto si tratti di vera sinestesia.
Credo, cioè, che potrebbe esserci una influenza meramente fisiologica: la luce forte alle volte mi provoca del mal di testa (il vecchio monitor del computer col riflesso del lampadario), ed essendo la luce di un colore non giallo, ma quasi, probabilmente ho associato il giallo al mal di testa.
Ho scoperto di averlo spesso associato anche alla nausea, e anche qui il discorso può essere analogo: la maionese, gialla, da piccola mi dava la nausea.
Per quanto riguarda ancora il discorso sul mal di testa: e se fosse, invece il contrario? Ovvero: non la mia reazione alla luce a controllare l'associazione giallo-mal di testa, ma bensì l'associazione stessa a controllare il mal di testa?
Domanda, forse, interessante... bisognerebbe trovarle una risposta.

martedì 10 marzo 2009

Io e la sinestesia

Ho scritto qui di sinestesia e che cos'è, ora forse è il caso che dia una presentazione di me: in termini sinestesici, ovviamente.

Chi sono?
Una ragazza di 24 anni che "vede" (nell'occhio della mente) i mesi organizzati a forma di L, che crede che il 9 sia una donna veramente dispettosa e sicura di sé, che l'8 sia di sesso maschile ma femminile, che il 4 sia fuchsia vivace e luminoso, che la lettera T sia marrone e maschio. E potrei andare avanti...

Sono una ex-adolescente ormai avviata all'età adulta, laureatasi nella triennale in scienze della comunicazione con una tesi "mix" tra psicologia cognitiva e comunicazione, incentrata appunto sulla sinestesia. Ed è grazie a questa tesi che ho scoperto che non tutti hanno una rappresentazione spaziale per i secoli, gli anni, i mesi, i numeri, le lettere dell'alfabeto, i giorni della settimana.

I mesi hanno anche un colore, ma la spazialità è una caratteristica che prepondera sinestesicamente in me.
Non posso effettuare operazioni matematiche a mente senza passare per la mia organizzazione spaziale dei numeri; no no, non posso proprio. Ci ho provato, si, lo ammetto, a tradire la mia sinestesia sui numeri, quando ho scoperto che era il motivo per cui rallentavo nelle operazioni (anche banali talvolta). E certo: nella mia mente scorrevo automaticamente in rassegna i numeri, e il risultato andavo a cercarlo proprio lì..qualcosa di troppo "sequenziale" quasi, direi.
Tuttavia, non sono mai stata insufficiente in matematica.

La mia sinestesia nel mio caso trova il suo forte nella storia, nella memorizzazione di eventi, di date, di altro che posso collocare spazialmente nella mia "agenda" nell'occhio della mente.
E quando uso le agende cartacee? O i calendari cartacei? Bella domanda.
In questo caso avverto un sentito contrasto tra la rappresentazione e l'organizzazione del cartaceo con la mia personale, intima e mentale sinestesica.
Ovvero: l'anno per me è a L, dopo settembre c'è la curva, non posso vedere né sopportare i mini-calendari, quelli plastificati, per intenderci, che si possono prendere in quantità da scrivanie di agenzie ecceter. Perché? Ma perché mi disorientano...mettono i mesi tutti orizzontalmente, che vanno arbitrariamente a capo nella tesserina, ed io ci metto qualche secondo in più a raccapezzarmi.
E poi...il mio calendario sinestesico funziona così bene! Perché affidarmi a quelli cartacei? Bé... quando mi serve sapere in che giorno della settimana cade un determinato "numero" del mese, ad esempio.

Ho sentito una particolare "scossa" di piacere quando il mio ragazzo, l'anno scorso, mi ha regalato un calendario disposto su un unico grande foglio di carta fotografica, fatto da fotografo, con nostre foto da un lato, e dall'altro (destra) i mesi, in forma semi-rettangolare, a forma di L...!!
..purtroppo a L rovesciata (speculare) e con agosto sulla stessa linea di settembre... ma NO!