Come sostiene Daphne Maurer nelle sue ricerche, rinforzate da esperimenti pratici, tutti siamo stati dei sinesteti, in passato. Ma non ce lo ricordiamo. Questo perché siamo passati in quella condizione quando eravamo appena venuti al mondo, circa sino al quarto-sesto mese di vita.
Il cervello di un neonato, infatti, non è ancora sufficientemente maturo per poter esperire ciascuno stimolo esterno nella modalità sensoriale appropriata; le aree cerebrali deputate ai vari sensi non sono ancora "separate" tra loro, ma interconnesse da connessioni neurali attive.
Il neonato, quindi, sperimenta una specie di confusione sinestetica.
Le interconnessioni attive durante quel periodo dovrebbero poi essere "disattivate" durante la modularizzazione dei sensi.
In parole povere (e forse riduttive, ma spero che coloro che ne sono esperti me lo perdonino): il cervello va incontro ad una maturazione tale per cui i collegamenti tra le varie aree sensoriali cerebrali vengono come disattivati, ed ogni area si "specializza" nel senso appropriato.
Con una tale separazione, la sinestesia scompare dalla nostra vita percettiva.
Ma non per tutti, chiaramente; tali connessioni, infatti, permangono nei sinesteti.
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